Convegno del 30 giugno presso il DAFNE: Acqua, un bene essenziale da preservare
Un convegno sull’acqua come bene essenziale si è svolto a Viterbo presso il Dipartimento DAFNE dell’Università degli Studi della Tuscia, con la partecipazione del prof. Danilo Monarca e del prof. Roberto Mancinelli, del presidente del Biodistretto della Via Amerina Famiano Crucianelli, della dott.ssa Antonella Litta dell’ISDE medici per l’ambiente, dell’ecologo prof. Giuseppe Nascetti e dell’assessora regionale alla transizione ecologica Roberta Lombardi. C’era anche il presidente del Biodistretto Lago di Bolsena che ringrazia il DAFNE per l’ospitalità e per l’organizzazione di questo importante evento informativo.
Il nostro Biodistretto condivide le proposte specifiche del Biodistretto della Via Amerina, quali la riduzione degli sprechi, la promozione dell’agricoltura biologica che consente con la sua materia organica di conservare l’umidità del suolo, la depurazione e il recupero della potabilità delle acque, la necessità di controlli e di una programmazione, la trasformazione di cave in invasi di raccolta.
In particolare sentiamo la necessità di focalizzare l’attenzione su una delle questioni emerse: la proliferazione incontrollata di noccioleti in aree non vocate. Si tratta di un tipo di coltura “idrovora”, che necessita di grandi quantità d’acqua. Non è possibile strutturare l’agricoltura come avvenuto intorno al Lago di Vico, dove la monocoltura del nocciolo ha avuto un pesante impatto sui processi di eutrofizzazione delle acque, rendendole di fatto non più potabili. In tutta la Tuscia assistiamo all’inarrestabile avanzata di impianti corilicoli ed è allarmante la loro rapida diffusione sulle sponde del Lago di Bolsena. Ribadiamo che il problema non sono i noccioleti in sé, ma la loro presenza in aree a rischio idrico, come il bacino idrogeologico del lago di Bolsena, e il modo in cui questi vengono convenzionalmente coltivati, con pesticidi e abbondanti concimazioni chimiche.
In particolare sentiamo la necessità di focalizzare l’attenzione su una delle questioni emerse: la proliferazione incontrollata di noccioleti in aree non vocate. Si tratta di un tipo di coltura “idrovora”, che necessita di grandi quantità d’acqua. Non è possibile strutturare l’agricoltura come avvenuto intorno al Lago di Vico, dove la monocoltura del nocciolo ha avuto un pesante impatto sui processi di eutrofizzazione delle acque, rendendole di fatto non più potabili. In tutta la Tuscia assistiamo all’inarrestabile avanzata di impianti corilicoli ed è allarmante la loro rapida diffusione sulle sponde del Lago di Bolsena. Ribadiamo che il problema non sono i noccioleti in sé, ma la loro presenza in aree a rischio idrico, come il bacino idrogeologico del lago di Bolsena, e il modo in cui questi vengono convenzionalmente coltivati, con pesticidi e abbondanti concimazioni chimiche.
