Le attività della filiera del pescato lacustre devono fondarsi sui valori di biodiversità e salvaguardia dell’ecosistema. La cattura/raccolta (pesca, in forma singola o associata), la trasformazione, la distribuzione e la vendita rappresentano le fasi salienti di un percorso economico nel quale il pesce di lago può essere promosso e valorizzato insieme alle tradizioni culturali e al patrimonio di conoscenze scientifiche relative alla ricchezza ma anche alla fragilità dell’ecosistema lacustre.
Il lago è popolato da una ricca fauna ittica che conta oltre 20 specie di pesci, fra i quali i più pescati ed apprezzati sul mercato sono il Coregone, il Luccio, il Persico, l’Anguilla, la Tinca, il Latterino, il Cefalo, la Scardola, la Carpa, il Persico Trota. La pesca è tutt’oggi molto praticata sul Lago di Bolsena, ma le sue origini sono antichissime: sembra risalgano all’età del Bronzo, come dimostrano i numerosi reperti rinvenuti. Si tratta di un’attività che si è protratta fino ai giorni nostri, dove le vecchie barche in legno con vela e remi sono state sostituite con le più moderne imbarcazioni in vetroresina alimentate con motore a scoppio, conservando la caratteristica forma triangolare con fondo piatto, di probabile derivazione etrusca. I pescatori professionali che portano avanti questa tradizione millenaria sono attualmente oltre 140 e contano sulla disponibilità di una settantina di barche tradizionali che utilizzano per le diverse tecniche di pesca; fra queste la tradizionale pesca a cattura per mezzo del Martavello, una rete a maglie strette e a fondo cieco. Il pescato viene venduto in parte localmente alle pescherie e ai ristoratori del territorio, in parte a grossisti fuori provincia.
La pesca è una delle attività antropiche strettamente interconnesse alla necessità di salvaguardare la risorsa lacustre: bisogna certamente scongiurare l’avanzamento dell’eutrofizzazione assicurando un’adeguata e costante manutenzione del collettore fognario e limitando l’apporto di nutrienti da agricoltura intensiva, così come è necessario monitorare e mantenere un adeguato bilancio idrologico dell’intero bacino imbrifero; ma accanto a queste attenzioni, è necessario mantenere le funzionalità ittiogeniche, salvaguardare le condizioni economiche della categoria dei pescatori e, al contempo, sensibilizzare gli operatori del settore alla pratica di una pesca realmente sostenibile. L’uso di attrezzature artigianali che abbiano un basso impatto sull’ambiente e che non impoveriscano la fauna ittica e la biodiversità lacustre, la partecipazione ad iniziative per la promozione del pesce di lago e delle specie minori e per la valorizzazione della cultura e delle tradizioni legate alla pesca lacustre, l’uso di motori non inquinanti e conformi alle prescrizioni legislative in materia di sicurezza, salute e protezione dell’ambiente e dei consumatori sono solo alcune delle modalità virtuose di portare avanti l’antico e onorabile mestiere del pescatore.
Sarebbe opportuna anche una migliore regolamentazione della pesca sportiva che, ampiamente praticata nel nostro bacino lacustre, rischia di comprometterne le risorse ambientali se non monitorata e disciplinata.
Il Biodistretto si farà portavoce di queste esigenze promuovendo iniziative di sensibilizzazione sul tema della pesca sostenibile con l’auspicio che anche in questo settore economico si instaurino filiere corte di pesca, trasformazione, distribuzione e vendita di pesce di lago ad altissima qualità.